Seminario – P. Martino

Politica e pari opportunità. Le forme della rappresentanza. Funzione e ruoli degli organismi di parità

ABSTRACT
(27 marzo 2009)

DONNE E PARTECIPAZIONE POLITICA
I dati italiani sulla partecipazione politica sono noti a tutti.

Governo Prodi.
Il 17,2 per cento di donne elette alla Camera, il 13, 7 per cento elette al Senato, 6 donne Ministro (di cui 4 senza portafoglio) su 17 Ministeri.
Il mensile Noi Donne ha fatto una interessante statistica: l’Italia è al 59° posto in una graduatoria mondiale delle donne presenti nelle Camere basse; in una posizione in cui è superata da diversi paesi del sud del mondo.
Governo Berlusconi.
21,1 per cento di donne elette alla Camera, il 18 per cento elette al Senato, 4 donne Ministro (2 senza portafoglio) su 12.
Una importante novità è contenuta nel Regolamento delle primarie per il Partito Democratico, che ha previsto il 50 per cento di donne in tutte le liste per l’Assemblea Costituente e l’alternanza di genere nei capolista. Ma l’attenzione deve essere sempre alta ed è importante che le donne ci siano per vigilare sull’applicazione della norma.
Altrettanto significativa è stata la campagna “50 e 50….. ovunque si decide”, lanciata dall’Unione Donne in Italia il 2 giugno 2007 per raccogliere le firme affinché si discuta in Parlamento una proposta di legge che preveda la presenza paritaria di genere in tutte le competizioni elettorali (pena l’esclusione della lista).
Non si tratta di quote ma di rappresentanza paritaria in applicazione dell’art. 51 della Costituzione per garantire “l’accesso dei cittadini/e alle assemblee elettive deve svolgersi in condizioni di pari opportunità.
Gli ostacoli alla partecipazione politica si possono racchiudere, a mio parere, in due categorie:

1) Gli ostacoli interiori alla partecipazione politica:
– Mancanza di autostima/Scarsa ambizione.
Spesso le donne dichiarano di non voler entrare nella competizione politica per timore di non essere in grado, di non essere all’altezza del ruolo da svolgere. L’aspettativa sociale e politica nei confronti di una donna che ricopre un ruolo politico e pubblico è effettivamente molto elevata. Le donne devono sempre dimostrare di essere perfette, non si possono permettere di sbagliare; gli uomini al contrario possono anche essere mediocri.
– Poco interesse al potere.
Lo scarso interesse è riconducibile alla mancanza di modelli di riferimento, come scrive Bianca Gelli: “Manca la memoria di un potere che è esercizio della politica”. Perciò accade che in occasione di nomine, incarichi, candidature siano le stesse donne a fare un passo indietro.
– Difficoltà a “delegare” il lavoro di cura.
Spesso la mancata condivisione del lavoro di cura all’interno della coppia è anche frutto dell’incapacità della donna a “delegare” alcuni compiti e funzioni di cura, con la convinzione che si fa prima a fare piuttosto che a spiegare e con la difficoltà ad emanciparsi dal modello delle proprie madri e nonne.

2) Gli ostacoli esteriori alla partecipazione politica:
– Scarse politiche di conciliazione.
E’ cambiata l’organizzazione della famiglia (ora le donne, e spesso anche le nonne, lavorano), sono cambiate le scelte di vita delle famiglie (nascono meno figli), vi è un invecchiamento della popolazione.
Tutto questo impone di prevedere servizi innovativi, accessibili, di sperimentare nuove modalità d’organizzazione della città e della quotidianità della famiglia.
La presenza di un maggior numero di servizi alle famiglie permetterebbe, infatti di “liberare” tempo che può essere utilizzato per il lavoro, per il volontariato, per la cultura, per l’associazionismo e anche per la politica attiva.
In questo campo è necessaria la diffusione di una cultura nei luoghi di lavoro che porti a considerare la conciliazione non come un vincolo ma come una risorsa.
Donatella Barazzetti afferma che noi compriamo sul mercato la possibilità di “liberare tempo”; di come le donne liberano tempo chiedendo lavoro ad altre donne- spesso migranti.
Il ragionamento che vorrei provare a fare è il seguente: dobbiamo fare in modo di liberare tempo attraverso servizi innovativi (per orari e modalità) offerti da enti pubblici (con contratti di lavoro regolari) e/o anche privati ma controllati. Si avrebbe in questo modo il risultato di superare il lavoro nero e offrire servizi alle famiglie.
Più donne nella politica attiva possono favorire queste iniziative?
Io ritengo di si.
– Scarsa condivisione del lavoro di cura.
Ancora oggi all’interno della famiglia il lavoro di cura è asimmetrico, cioè è prevalentemente sulle spalle delle donne che sono state in più occasioni definite “acrobate del quotidiano” per la loro capacità di muoversi nelle diverse dimensioni del lavoro esterno, del lavoro di cura e tutto il resto.
E’ necessario che gli uomini passino dalla “panchina” al “gioco in campo”.
– Meccanismo di riproduzione omosociale all’interno dei partiti politici.
I ruoli dirigenziali e politici nei luoghi decisionali della politica sono ancora ricoperti prevalentemente da uomini e ciò favorisce quello che in sociologia è chiamata riproduzione omosociale, cioè la predisposizione a scegliere persone dello stesso sesso.

IL PERCHÉ DI UNA SCELTA POLITICA
Sostegno alle donne per avvicinarsi alla politica.

Esperienza dei corsi di formazione politica per donne.

  • negli organismi di parità 2000-2005
  • nei Democratici di Sinistra

L’importanza del punto di vista di genere nelle scelte politiche

La presenza di più donne elette negli enti locali, nel Parlamento, nel Governo, ma anche di più donne come dirigenti della Pubblica Amministrazione può aiutare a realizzare quello “sguardo di genere” sulle scelte, sullo sviluppo delle città e del Paese, che può contribuire a costruire una città a misura di tutti. Le donne portano, infatti, un segno di innovazione e cambiamento della politica.
E’ importante però sottolineare che il contributo che le donne possono dare è molto ampio e abbraccia tutti i settori dall’urbanistica all’ambiente, dal bilancio alla cultura. Quindi è fondamentale ricoprire ruoli non solo negli assessorati “tipicamente femminili” come le politiche sociali, ma soprattutto in quelli più “pesanti” come il bilancio, l’urbanistica, i lavori pubblici.

La politica con/per le donne
– La politica come azione positiva.
In uno scenario più ampio in cui la politica deve ritornare ad essere al servizio delle comunità e dei cittadini/e, va riconosciuto l’importante ruolo che essa può assumere come sostegno alle donne che vivono situazioni di disagio, di maltrattamento, di violenza.
Sono validi esempi di azione positiva il potenziamento dei servizi territoriali per la salute (come ad esempio i consultori), i Centri antiviolenza, i Centri di orientamento al lavoro per donne che rientrano dalla maternità o per donne migranti, gli sportelli di informazione.
– La politica come rete/come “affidamento”
Il tema della rete tra le donne in politica è a mio parere molto delicato in quanto molto spesso la teoria si infrange nella prassi. Premetto che credo molto nel concetto di rete e di come questa possa essere una risorsa per tutti.
In teoria le donne che ricoprono ruoli politici devono mantenere la rete, essere il punto di riferimento delle altre donne, devono attuare una politica per e con le donne, devono promuovere la partecipazione politica delle donne, devono mettere in atto politiche che abbiano come obiettivo il benessere della comunità.
In pratica succede che le donne che ricoprono ruoli politici “spezzano” la catena con le altre donne (come ha efficacemente scritto Marina Piazza), si fanno assorbire nel meccanismo della politica e dimenticano le politiche per e con le donne.
Un ultimo concetto su cui intendo porre l’attenzione è la convinzione che la sola appartenenza al genere femminile non è sufficiente per fare una politica al femminile.
Gli esempi in questo senso sono tanti e tra i più vicini a noi l’esempio della città di Lecce, che ha avuto per 10 anni una sindaco donna che non ha lasciato alcun segno di politica di genere.

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